La prima volta che ho portato mio figlio a un concerto – aveva sedici anni, io decisamente di più – ho commesso l’errore classico del genitore che pensa di avere tutto sotto controllo: ho guidato io.
Il concerto era allo stadio San Nicola di Bari. Vasco Rossi, se la memoria non mi inganna, anche se a quell’età tutti i concerti rock mi sembravano essenzialmente la stessa cosa: rumorosi, affollati, e inspiegabilmente emozionanti per i giovani. Avevamo i biglietti da mesi, mio figlio ne parlava con quell’entusiasmo ossessivo tipico degli adolescenti quando trovano qualcosa che li appassiona davvero.
“Sarà facilissimo”, avevo dichiarato con quella sicurezza pericolosa di chi non ha idea di cosa lo aspetta. “Prendiamo la macchina, arriviamo, vediamo il concerto, torniamo. Cosa può andare storto?”
Risposta: praticamente tutto.
Indice
Il parcheggio dell’inferno
La prima sfida è stata trovare parcheggio. Non un parcheggio comodo o vicino – avevo già accettato mentalmente l’idea di camminare un po’ – ma un parcheggio qualsiasi entro un raggio di tre chilometri dallo stadio.
Ventimila persone avevano avuto la mia stessa brillante idea di venire in macchina. Ventimila. Lo stadio era circondato da un mare di automobili parcheggiate in modi sempre più creativi e probabilmente illegali. Ho visto macchine su marciapiedi, in doppia fila, in posti che tecnicamente non erano posti ma più “spazi dove una macchina potrebbe fisicamente entrare se non ti importa dell’integrità della carrozzeria”.
Abbiamo girato per quaranta minuti. Quaranta minuti di mio figlio che mi guardava con crescente ansia mentre l’orario di inizio del concerto si avvicinava inesorabile. Alla fine ho parcheggiato in un posto che era o un parcheggio legittimo o proprietà privata di qualcuno che avrebbe chiamato il carro attrezzi – non ero sicuro e a quel punto non mi importava più.
Siamo arrivati allo stadio sudati, stanchi, e con quindici minuti di ritardo. Il concerto era iniziato senza di noi, come i concerti tendono a fare quando non aspettano specificamente te.
La rivelazione del pullman
L’anno successivo – mio figlio aveva diciassette anni e la sua passione per i concerti non era diminuita – ho fatto diversamente. Un gruppo di genitori aveva organizzato un pullman collettivo per portare i ragazzi a vedere i Pinguini Tattici Nucleari a Lecce. Inizialmente ero scettico – mi sembrava una complicazione inutile, troppa organizzazione – ma mia moglie mi aveva convinto con l’argomento inattaccabile: “Così non devi guidare tu.”
Il pullman era di Schiavone Viaggi, azienda specializzata in noleggio pullman con conducente per questo tipo di trasporti per eventi. Partenza prevista alle sei del pomeriggio da un punto di raccolta comodo, ritorno programmato un’ora dopo la fine del concerto.
Quella sera ho scoperto cosa significa veramente godersi un evento senza lo stress della logistica. Siamo saliti sul pullman – io, mio figlio, e una quarantina di altre persone in varie fasi dell’eccitazione pre-concerto – e qualcun altro si è occupato di tutto il resto. Il traffico? Non il mio problema. Il parcheggio? Nemmeno. Dove fermarsi per una pausa? L’autista lo sapeva già.
Durante il viaggio di ritorno, dopo mezzanotte, mentre mio figlio dormiva beatamente contro il finestrino con quella postura impossibile tipica dei teenager che possono dormire ovunque, ho pensato: “Questo è geniale. Perché non l’ho fatto prima?”
L’autista che ha visto di tutto
Il nostro conducente quella sera – un signore sulla cinquantina di nome Michele che aveva quella calma zen delle persone che hanno navigato ogni possibile variazione di caos umano – mi ha raccontato durante una pausa che faceva quel lavoro da vent’anni.
“Ho portato gente a concerti di Jovanotti, Ligabue, i The Cure quando sono venuti a Bari nel 2017”, ha detto sorseggiando un caffè dall’area di servizio. “Una volta ho fatto quattro viaggi in un weekend per portare gruppi diversi allo stesso festival a Gallipoli.”
Gli ho chiesto quale fosse stata l’esperienza più memorabile. Ha riflettuto un momento, poi ha sorriso. “Concerto di Vasco a Bari, 2015. 60.000 persone. Ho fatto tre viaggi quel giorno, portando e riportando gruppi diversi. L’ultima corsa è finita alle quattro del mattino. Ma tutti erano felici, nessuno si è perso, nessun problema. Quella è la soddisfazione.”
C’era qualcosa di profondamente rassicurante nel sapere che la persona al volante aveva quella esperienza, quella competenza pratica che viene solo dall’aver fatto la stessa cosa centinaia di volte.
La matematica nascosta dei grandi eventi
Dopo quella prima esperienza positiva col pullman, ho iniziato a fare attenzione. Ho notato che per eventi grandi – concerti, partite di calcio, festival – c’era sempre un discreto numero di pullman che arrivavano e partivano in modo coordinato. Non erano turisti casuali ma gruppi organizzati che avevano capito qualcosa che io avevo scoperto tardi: quando devi muovere molte persone verso un evento affollato, il pullman non è solo comodo, è l’unica soluzione sensata.
Ho fatto qualche calcolo mentale – sono fatto così, non posso farne a meno. Un pullman trasporta, diciamo, cinquanta persone. Se anche solo metà di quelle persone avesse preso l’auto propria, sarebbero venticinque auto in più nel traffico, venticinque parcheggi da trovare, venticinque probabilità in più che qualcosa vada storto.
Moltiplica per tutti i pullman che vedi arrivare a un grande evento, e improvvisamente capisci che non è solo una questione di comodità individuale ma di come l’intera città riesce a gestire l’afflusso. Schiavone Viaggi, che molti considerano il miglior servizio di noleggio bus a Bari per eventi, non sta solo trasportando persone – sta contribuendo a rendere gestibile quello che altrimenti sarebbe un incubo logistico urbano.
Il gruppo che diventa comunità
Una cosa che non avevo previsto – ma che ho apprezzato enormemente quando è successa – è come il pullman trasformi un gruppo di sconosciuti in una specie di comunità temporanea.
Durante il viaggio verso un concerto di Elisa in Puglia – sì, sono diventato uno di quei genitori che accompagna il figlio ai concerti, non giudicatemi – ho iniziato a chiacchierare con altri genitori sul pullman. Abbiamo scoperto di avere figli della stessa età, esperienze simili, quella stessa meraviglia leggermente perplessa di fronte ai gusti musicali della generazione più giovane.
I ragazzi, nel frattempo, avevano formato i loro gruppetti, ridendo di cose che solo loro trovavano divertenti, confrontando playlist e merchandising dei concerti precedenti. C’era un’energia particolare, un’eccitazione condivisa che amplificava l’esperienza.
Al ritorno, stanchi ma felici dopo tre ore di concerto, quella sensazione di comunità si era consolidata. Ci siamo scambiati numeri di telefono, promettendo di coordinarci per il prossimo evento. E lo abbiamo fatto davvero – non era solo la promessa vuota che fai alle feste e poi dimentichi. Avevamo scoperto che viaggiare insieme funzionava.
La sicurezza che non vedi
C’è un aspetto dei concerti che come genitore mi ha sempre preoccupato: il ritorno. I concerti finiscono tardi, spesso oltre mezzanotte. Le persone sono euforiche, stanche, a volte hanno bevuto più di quanto sarebbe prudente. L’idea di guidare in quelle condizioni – o peggio, l’idea che mio figlio adolescente viaggi con qualcuno che guida in quelle condizioni – non mi ha mai fatto dormire tranquillo.
Con il pullman, questo problema semplicemente non esiste. Michele e gli altri autisti di Schiavone Viaggi sono professionisti sobri, riposati, con migliaia di chilometri di esperienza notturna. Non sono stati al concerto urlando e saltando per tre ore. Non hanno bevuto quella birra di troppo. Sono lì per fare il loro lavoro: portarti a casa sano e salvo.
È una forma di sicurezza sottile ma fondamentale. Non ci pensi finché non diventa rilevante, e poi improvvisamente capisci quanto valga.
Il comfort che fa la differenza
I pullman moderni che Schiavone Viaggi usa per eventi non sono quelli sgangherati che ricordi dalle gite scolastiche. Sono veicoli progettati per viaggi di ore, con sedili che non sembrano strumenti di tortura medievale travestiti da mobilio.
Durante un viaggio particolarmente lungo – concerto a Foggia, quasi due ore di strada – ho apprezzato ogni singolo dettaglio: i sedili comodi che ti permettono effettivamente di rilassarti, l’aria condizionata che funziona senza fare quel rumore apocalittico, lo spazio sufficiente per le gambe che non ti costringe in posizioni da contorsionista.
C’era anche Wi-Fi – benedetto Wi-Fi – che ha permesso ai ragazzi di condividere immediatamente foto e video del concerto sui social media, perché apparentemente se non lo posti online non è realmente successo. Non capisco questa logica, ma sono abbastanza vecchio da accettare che non è necessario che io la capisca.
La coordinazione che salva la serata
Una delle cose che più mi ha impressionato nelle varie esperienze con pullman per eventi è stata la coordinazione. Michele e gli altri autisti non operano in isolamento – c’è evidentemente un sistema dietro che tiene conto di traffico, orari, imprevisti.
Durante il concerto dei Måneskin allo stadio San Nicola – evento che ha attirato migliaia di persone da tutta la Puglia – c’erano almeno una dozzina di pullman di Schiavone Viaggi che avevano portato gruppi diversi. Alla fine del concerto, mentre ventimila persone cercavano di lasciare lo stadio contemporaneamente creando quello che può essere descritto solo come “caos organizzato”, i pullman erano tutti posizionati nei punti concordati, con gli autisti che comunicavano via radio per coordinarsi.
Non c’è stato il panico del “dove diavolo è il nostro pullman”. Non ci sono state attese infinite mentre tutti cercavano di capire cosa fare. Era tutto fluido, organizzato, quasi noioso nella sua efficienza. E noioso, in questo contesto, è esattamente quello che vuoi.
Il costo che smette di sembrare alto
Ammetto che la prima volta che ho visto il costo del trasporto in pullman per un evento, ho avuto quella reazione tipica: mi sembrava caro. Poi ho fatto i conti reali.
Benzina andata e ritorno per Lecce: circa cinquanta euro. Pedaggio autostrada: altri venti. Parcheggio vicino al luogo dell’evento: se lo trovi, facilmente altri venti euro. Totale: novanta euro, più il costo in termini di stress, tempo, e la certezza che dovrò guidare per due ore dopo essere stato in piedi tre ore a un concerto.
Il costo del pullman, diviso tra i partecipanti, era circa trenta euro a testa. Trenta euro per non pensare a niente, per viaggiare comodo, per poter chiacchierare con altri invece di fissare la strada, per tornare a casa e crollare a letto invece di dover guidare.
Improvvisamente non sembrava più caro. Sembrava, francamente, un affare.
Quello che ho imparato
Mio figlio ora ha vent’anni. Va ancora ai concerti, ma spesso con i suoi amici, non più con il padre imbarazzante al seguito. Quando mi racconta dei suoi viaggi per eventi musicali, sono contento di sentire che continuano a usare pullman organizzati.
“È più semplice”, mi ha detto una volta. “E più divertente. Il viaggio fa parte dell’esperienza.”
Ha ragione, ovviamente. I giovani spesso hanno ragione, anche quando noi più anziani impieghiamo tempo a capirlo. Gli eventi – concerti, festival, partite – non sono solo quello che succede sul palco o in campo. Sono l’intera esperienza: l’anticipazione del viaggio, l’energia condivisa del gruppo, il ritorno euforico dopo.
Schiavone Viaggi ha costruito la sua reputazione come riferimento per i trasporti a grandi eventi a Bari non inventando niente di rivoluzionario. Ha semplicemente capito che quando le persone vanno a un concerto o a un evento importante, vogliono concentrarsi sull’evento stesso, non sulla logistica per arrivarci.
Vogliono autisti esperti che conoscano ogni strada alternativa quando quella principale è bloccata. Vogliono veicoli comodi e sicuri. Vogliono coordinazione e affidabilità. Vogliono, fondamentalmente, poter dire “ci vediamo al punto di ritrovo alle sei” e sapere che tutto il resto funzionerà.
La prossima settimana c’è un concerto di Geolier a Bari che mio figlio vuole vedere. Mi ha chiesto se voglio venire. Ho detto di sì, ovviamente – questi momenti con i figli non durano per sempre. Abbiamo già prenotato i posti sul pullman.
E questa volta so esattamente cosa aspettarmi: un viaggio tranquillo, un concerto memorabile, e nessun giro di quaranta minuti cercando parcheggio nell’inferno della logistica urbana.
A volte la saggezza arriva con l’età. Più spesso arriva dopo aver fatto abbastanza errori da capire finalmente qual è il modo giusto di fare le cose.








